cura e trattamento della dipendenza da Shopping compulsivo | psicologo napoli

Shopping compulsivo o “compulsive buying” è una dipendenza patologica contraddistinta da eccessive preoccupazioni ed istinti attivano la ricerca e determinano un acquisto spropositato di cose che generalmente sono superflue e banali, ma che hanno un valore maggiore rispetto alle proprie risorse finanziarie.

La persona che soffre di una simile dipendenza trascorre la maggior parte del proprio tempo nello shopping compromettendo le proprie regolari funzioni sia a livello sociale che lavorativo nonostante gli effetti nefasti che derivano da un simile comportamento, come senso di colpa e vergogna, conflitti in famiglia, problemi finanziari.

Contrariamente agli acquisti comuni che vengono fatti insieme al proprio compagno o ai propri amici per trascorrere momenti di condivisione, lo shopping patologico viene quasi sempre praticato in maniera privata e solitaria. Black (2007) riconosce 4 differenti stadi mediante i quali si determinano i comportamenti patologici di acquisto: anticipation, preparation, shopping, spending.

Nel primo stadio, detto anticipation, nel soggetto aumenta e cresce sempre più il pensiero, l’istinto, la preoccupazione connessa all’acquisizione di una determinata cosa; siffatta situazione spesso viene preceduta da circostanze di depressione, stati ansiosi, noia o sottostima. Nel secondo stadio, detto preparation, la persona passa alla gestione dello shopping con l’individuazione del negozio in cui fare l’acquisto, le cose da comperare, la forma di pagamento.

Nel terzo stadio, detto shopping, viene a manifestarsi il profondo eccitamento e piacere che la persona sente di provare mentre sta per comperare una determinata cosa e che termina con l’acquisto vero e proprio, che caratterizza il quarto stadio chiamato spending.

A siffatto stadio fanno seguito stati depressivi, di vergogna e sensi di colpa. Per il dr. Lorrin Koran, direttore della Stanford University, lo shopping consiste in un disturbo a livello comportamentale nel momento in cui si determinano siffatte circostanze:

- quando si spendono somme di denaro molto superiori alle disponibilità economiche che si possiedono;

- quando le compere vengono ripetute più volte nell’arco di una settimana;

- quando non ha più alcun senso quello che viene acquistato, se indumenti, dischi, cosmetici, oggettistica o cibo; quello che importa è l’acquisto e la soddisfazione di una necessità a cui non si può fare a meno che conduce ad entrare nei negozi e uscirne pieni di roba;

- quando lo shopping corrisponde ad una necessità che non può essere appagata, per cui il non acquistare determina profondi stati ansiosi e senso di frustrazione;

- quando il dedicarsi alle compere diviene qualcosa di nuovo rispetto a ciò che si faceva abitualmente.

Primeggiano tra le compere spropositate da parte delle donne i vestiti, i cosmetici e poi gli accessori, le scarpe e i gioielli: tutti oggetti che vengono ricondotti alla voglia di apparire.

Tra gli uomini primeggiano, invece, gli acquisti di telefonini, PC, attrezzi per fare sport: tutti elementi da ricondurre a manifestazioni di prestigio e potere. In tutte e due le circostanze, si fa riferimento ad accessori capaci di accrescere la propria autostima e la propria immagine, elementi che subiscono forti compromissioni.

Lo shopping compulsivo determina disagi molto profondi come stati stressanti, problemi nelle funzioni di carattere sociale e lavorativo, conflitti in famiglia e tra coniugi, nonché pesanti problemi economici.

Altresì, si manifestano anche sensi di colpa e vergogna dopo aver acquistato oggetti che, spesso, vengono celati ai propri familiari, o addirittura regalati ad altre persone e buttati.

Si viene a determinare, in questo modo, un vero e proprio circolo vizioso: il malessere che ne scaturisce genera di nuovo la necessità di fare dei nuovi acquisti, anche se si ha un armadio pieno di cose e che, alla fine, non verranno mai utilizzate. Il presupposto fondamentale dello Shopping Compulsivo è in effetti proprio il fatto di fare degli acquisti soltanto per il piacere di farlo, per diminuire il grado di tensione senza tener conto o meno dell’utilità dell’oggetto acquistato.

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psicoterapeuta napoli | Dipendenza affettiva

Dipendenza affettiva: Vi sono casi in cui la dipendenza da una persona è pari alla dipendenza dalle droghe. Infatti, quando l’innamoramento diventa ossessione che sconvolge e provoca dolore, non è più amore ma “dipendenza affettiva”. La love addiction – come definita dagli anglosassoni – è una malattia della sfera affettiva e della condotta amorosa e, nel contesto attuale, è sempre più frequente.

Può sempre capitare che in un rapporto, soprattutto durante l’infatuazione, ci sia un certo livello di dipendenza e unione ma questa voglia si riduce quando la relazione si consolida. Nella dipendenza affettiva, invece, la voglia di unione è durevole nel tempo e c’è la costante e estrema voglia di “fondersi nell’altro”.

Da un punto di vista mentale, il dipendente affettivo è un soggetto che non prova libertà di amare un altro per quello che è realmente e, contemporaneamente, non può farsi volere bene per quella che è la sua indole reale; in sostanza il dipendente sta con il partner per affrontare i propri timori, le proprie esigenze, e non sa trarre beneficio dai concreti fattori positivi delle relazioni interpersonali, annebbiato dalla possessività, dall’ansia di perdere il partner e dal timore di un eventuale distacco.

Queste persone col tempo possono presentare un concreto profilo psicopatologico caratterizzato da depressione, ansia generale, disturbi del sonno, irascibilità, problemi col cibo, ossessioni e atteggiamenti compulsivi. Chi è dipendente Affettivo spegne sul nascere ogni sua volontà, voglia, simpatia, relazione intersoggettiva e con i parenti, e limita le mansioni professionali fino a tralasciarli e a modificare tutto ciò.

Sul piano della condotta, il dipendente dedica in modo totalizzante tutto sé stesso al partner, per poter ottenere soltanto la serenità di esso e non anche il benessere personale, come dovrebbe accadere in un normale rapporto.

Il soggetto malato di dipendenza relazionale assegna al partner la parte di un salvatore, di un “paladino”, che è l’unico motivo per vivere, e la cui mancanza anche provvisoria gli trasmette una percezione di inutilità della vita (DuPont, 1998). Una relazione che produce dipendenza è una circostanza che impigrisce la psiche della persona rendendola inabile a manifestare le proprie emozioni, danneggiando notevolmente la salute e l’integrità mentale.

La poca autostima è solo la prima fase della dipendenza affettiva e spesso deriva da problemi avuti nell’infanzia: episodi di separazione, lesioni fisiche e mentali, sopraffazioni e abusi emotivi provocano conseguenze indelebili nella mente del minore che, una volta cresciuto, disporrà la propria autostima nei rapporti esteriori.

Ciò vuol dire che essi saranno molto dipendenti dall’opinione e dalle idee altrui per poter vivere bene con se stessi, e vorranno ostinatamente un compagno che possa dargli la sensazione di autostima che non hanno.

Questi soggetti saranno poi “prigionieri” nelle mani di chi proverà per loro lode o amore. In sintesi i segnali più importanti della dipendenza affettiva sono: timore di non avere più affetto, del distacco, della disunione, timore di restare soli e della lontananza, timore di mostrare la vera indole, timore di provare amore per l’altro per la sua reale indole, Sensazione di colpa, di subordinazione al partner, diffidenza e possessività, ira.

Da quanto emerso non sorprende che tale soggetto dipendente voglia sempre partner ”difficili”, che presentano altre dipendenze (stupefacenti, alcol, gioco d’azzardo, ecc…).

Questo sempre per non ammettere le proprie esigenze, in quanto l’altro necessita un supporto. Ma è un supporto “squilibrato” in cui si genera una “codipendenza”, anzi si consolida la dipendenza del partner, che deve essere sempre “di nostra proprietà”.Terapia: La psicoterapia agevola il paziente dipendente dall’affetto a identificare i complicati meccanismi cognitivi ed emozionali che gli causano dolore e malinconia.

Con l’iter di cura il paziente apprende ad affrontare le proprie debolezze ed esigenze inappagate per poter continuare a vivere bene e costruire una più forte e confortevole condizione sentimentale.

Dott.ssa Carmen Crovella: psicoterapeuti napoli

Tel: +39 3474063157

psicoterapeuti-napoliSTUDIO DI PSICOLOGIA, PSICOTERAPIA  E SESSUOLOGIA A NAPOLI  - patologie trattate: attacchi di panico, disturbi sessuali, bulimia, anorexia, dipendenze, rapporti sociali e famigliari, Difficoltà scolastiche, lavorative e sociali, Autostima e autoefficacia, Gestione del conflitto, Disagio  giovanile, Timidezza, Gestione del trauma (separazione,abbandono, lutto, licenziamento,  ecc.), Difficoltà nella sfera affettiva, relazionale e sessuale, Dipendenze affettive e alimentari, Disturbi psicosomatici, Gestione dell'ansia., Sostegno e consulenza alla genitorialità e alla coppia, Stress (lavorativo,quotidiano, ambientale), Disturbi ossessivo - compulsivi, Disturbi d' ansia e dell' umore, Attacchi di panico e fobie, Disturbi del sonno.

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